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LA CONQUISTA LONGOBARDA - Quando i domini Longobardi si espandono nel Sud Italia, anche il territorio di Maratea entra nella loro area d'influenza. In seguito alla divisione del ducato longobardo di Benevento, avvenuta intorno all'850, con la quale viene costituito il Principato di Salerno, spesso conteso fra Bizantini e Musulmani, Maratea entra a far parte del Gastaldato di Laino (compreso tra il fiume Alento, nel Cilento, e il fiume Lao), uno dei 17 Gastaldati in cui era frazionato il Principato stesso.

Fra il IX e il X secolo, le continue e rovinose incursioni dei pirati Saraceni costringono le popolazioni costiere a rifugiarsi spesso sulla sommità dei colli. A Maratea, l'ottima difesa offerta dallo sperone roccioso che costituisce la vetta del M.te San Biagio induce le popolazioni a rifugiarvisi: attorno all'allora chiesetta di S.Biagio, che custodisce le reliquie del Martire dal 732, sorge un consistente nucleo abitato, detto Il Castello.

Nel 1079 per la prima volta la città di Maratea viene citata con il nome de “il Castello”, in un documento ufficiale: precisamente in una Bolla di Alfano I, Vescovo di Salerno.


L'ARRIVO DEI NORMANNI - A partire dalla prima metà dell'XI secolo, i Normanni conquistano progressivamente l'intero meridione fino alla costituzione, nel 1130, del loro Regno. Maratea cade sotto dominio normanno forse dopo il 1077, insieme ai territori del Principato di Salerno.
L'esatta configurazione del nuovo ordinamento si ha soltanto ai tempi di Federico II (1194-1250), con la suddivisione del regno in 11 “Giustizierati” - estensioni territoriali a dimensione regionale - raggruppati in due Capitenarie generali. Benché la Basilicata sia compresa nella prima Capitaneria (insieme all'Abruzzo, alla Terra di lavoro, al Principato di Salerno, alla Terra beneventana, alla Capitanata, alla Terra di Bari ed alla Terra d'Otranto), la città di Maratea, forse per errore, viene sottratta al Giustizierato di Basilicata ed assegnata a quello del Crati, che comprende la Calabria settentrionale, rientrando così nella giurisdizione della seconda Capitaneria generale, cioè quella sicula.


Chiesa di San Vito
A cavallo dei secoli X e XI, al margine della già esistente chiesetta di S. Vito, si forma e si espande lentamente a valle il borgo di Maratea Inferiore, in un intreccio di stradine punteggiate di luoghi ed edifici suggestivi, fra cui spicca Palazzo Calderano.
L'espansione a valle è certamente innescata dal naturale incremento demografico della popolazione e dall'esigenza di abbandonare il pendolarismo imposto dall'agricoltura, praticata nella fertile vallata posta ai piedi del Monte S.Biagio. Inoltre, Il nuovo nucleo abitativo non è visibile dal mare, e ciò costituisce una garanzia contro le incursioni. Il nuovo borgo poco alla volta diventa il reale baricentro economico e politico del territorio, entrando in diretta concorrenza con Maratea Superiore ed esautorandola infine da quasi tutte le funzioni direttive della collettività, fatta però eccezione per la religione, in quanto il vecchio borgo continua a custodire le Reliquie del Santo Patrono.


LA CONQUISTA ANGIOINA - Nel 1266, con la battaglia di Benevento e la sconfitta di Manfredi, Carlo d'Angiò s'impossessa di tutti i domini normanni. Successivamente, le continue guerre contro gli Aragonesi per ottenere l'egemonia sul Regno delle Due Sicilie lo inducono ad instaurare un regime di pesante oppressione.

Nel 1277 a Maratea sono censiti 190 fuochi, corrispondenti a circa 1000 abitanti. L'importanza del Castello emerge da un documento del 1278 di Guiard d'Argenteuil ("provisor castrorum Capitanate e Basilicate"): esso riporta le disposizioni cui si devono attenere gli abitanti riguardo alla manutenzione ordinaria e precisamente prevede che "gli homines Maractie (Maratea), Bianelli (Viggianello), Rutunda Vallis Layni (Rotonda), Castellucci (Castelluccio), Loria (Lauria), Ayete (Aieta), Turture (Tortora), Castri Cucti, Papasideri et Avene devono provvedere al castrum Maractie".

La guerra del Vespro, combattuta aspramente tra Angioini ed Aragonesi, al punto da degenerare in scorrerie e depredazioni, peggiora ulteriormente la situazione.
Maratea è coinvolta direttamente negli avvenimenti, come testimoniano alcuni diplomi Aragonesi del 1284.

Dopo la pace di Caltabellotta del 1302, che assegna la Sicilia agli Aragonesi e il Regno di Napoli agli Angioini, Maratea entra a far parte dei possedimenti francesi.
Per il borgo comincia un periodo particolarmente favorevole: sottratto dal classico e normale fenomeno dell'infeudamento da parte di qualche signorotto locale, resta invece alle dirette dipendenze della Corona. Ciò gli garantisce la concessione di numerosi privilegi e lo svincolo da tutti quei gravami feudali che invece sopportavano altre comunità. Maratea conserverà questa condizione giuridica privilegiata, condivisa in Basilicata solo da pochissime altre comunità (Tolve, Rivello, Lagonegro e Matera), fino al XVIII secolo.

La prima data nota è quella del 1414, allorché la Regina Giovanna II d'Angiò si limita a confermare genericamente, senza meglio precisare, un pacchetto di privilegi già concesso dai suoi predecessori. Nel 1419 e nel 1428 si ha un'ulteriore conferma di questi privilegi, ancora taciuti, nonché la concessione di altri, tra i quali figura l'esenzione per i Marateoti dal pagare tributi passando per Lauria e il suo distretto.
Nel 1441 il Castello di Maratea respinge brillantemente un attacco portato da Sanseverino, conte di Lauria, che parteggia per gli Aragonesi. In premio, con provvedimento della Corona, la comunità ottiene altri significativi privilegi e, in particolare, si conferma e ratifica "che mai Maratea si fosse ceduta in feudo ai signori".
Solo l'area di Castrocucco, alle propaggini meridionali del territorio marateota, risulta infeudata già dal XIII secolo, per decisione del Re angioino Roberto III. A questo periodo probabilmente risale la costruzione sulle alture di Castrocucco del Castello dell'Agnola, intorno al quale si estende il feudo.

Nel 1443 si ha l'avvento sul trono di Napoli degli Aragonesi. Nei loro confronti il popolo marateota assume lo stesso rispettoso atteggiamento tenuto verso gli Angioini. Le sue prerogative giuridiche rimangono così inalterate e, anzi, sono riconfermate nel 1469 per volontà di Ferdinando I.

Nel 1494 i francesi, guidati da re Carlo VIII, tentano di riconquistare il Meridione. La tradizione popolare vuole che anche in questa occasione il Castello di Maratea lasci un segno nella storia. Pare, infatti, che le truppe francesi siano costrette a rinunciare alla conquista del Castello, che riesce a resistere grazie anche ad un miracolo attribuito a San Biagio.


LA DOMINAZIONE SPAGNOLA - Segue un altro cinquantennio di lotte fra Spagnoli, Asburgo e Francesi per il controllo del Regno di Napoli, che termina con l'affermarsi della dominazione spagnola per mano degli Aragonesi.
Maratea conserva la sua condizione di privilegio. Il 31 gennaio 1506, infatti, Ferdinando III (che con l'annessione appena conclusa del Regno di Napoli alla corona di Spagna esercita il suo potere su tutta l'Italia meridionale) dichiara Maratea feudo della Corona riservando per sé tutti i diritti.

Tuttavia, qualche anno dopo i Marateoti stanno sul punto di perdere il loro privilegio per decisione dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, cui tocca in quell'epoca la cura degli affari del Regno napoletano. Il 6 Aprile 1530 l'imperatore, tramite il cardinale Colonna, suo plenipotenziario, cede la città per la somma di 10.000 ducati al conte Carafa di Policastro, potente signore della zona.
La popolazione si oppone avvalendosi di un dispositivo legale: una sorta di diritto di prelazione riconosciuto a suo favore in caso di vendita, previsto dall'ordinamento del tempo. Versando 6.000 ducati, segno di un'economia florida, la comunità marateota ottiene la rescissione del contratto tra il conte Carafa e l'imperatore e riconquista lo status giuridico preesistente.
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