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L'INCONTRO CON ROMA
- I primi contatti di gruppi lucani con i romani sono di alleanza.
Le ostilità cominciano in occasione della guerra tarantina;
peraltro, data l'organizzazione sul territorio, appare probabile
che le situazioni geo-politiche fossero alquanto diversificate.
Il dominio lucano si conclude con il secondo conflitto romano-cartaginese,
avvenuto tra la fine del III e gli inizi del II secolo a.C., in
seguito al quale l'intera Magna Grecia entra nell'ordinamento statuale
romano. In particolare, il lagonegrese viene conquistato da Roma
con l'espugnazione del centro indigeno di Nerulum, avvenuta intorno
al 280 a.C.
FONDAZIONE DI BLANDA JULIA - Nel
IV e III secolo a.C. il lagonegrese è densamente popolato:
ciò favorisce la fondazione, alla foce del fiume Noce, della
colonia di Blanda Julia, il solo centro che sembra abbia avuto caratteristiche
urbane e reali funzioni amministrative. La documentazione archeologica
attesta un'occupazione del suolo capillare, data la presenza di
ville rustiche e di piccole mansiones site lungo i tracciati viari
principali. Più a sud sorge Cerillae, scalo marittimo e passaggio
obbligato della viabilità costiera.
Sotto Augusto numerose ville vengono edificate lungo la costa marateota,
considerata sia dai lucani che dai romani un luogo privilegiato
di soggiorno marino. I resti di una villa con pavimento a mosaico
sono stati ritrovati nella zona di Fiumicello. Le più antiche
attestazioni della presenza romana sono di tipo numismatico: monete
repubblicane si rinvengono un po' ovunque nel lagonegrese, soprattutto
lungo il tracciato della via Pompilia, asse portante attorno a cui
si sviluppa la vita nel territorio durante l'egemonia di Roma. I
siti romani rivelati dalle fonti sono per lo più stazioni
della rete viaria romana (Nerulum, Vicus Mendicoleius, Caesernia
e Semuncla ).
ALTRE TESTIMONIANZE ARCHEOLOGICHE
- A Catrocucco ed a Massa sono state rinvenute aree di necropoli:
a Castrocucco sono state individuate tombe del IV - V sec. d.C.
da cui provengono frammenti di anfore cilindriche del basso impero;
a Massa è stata rinvenuta una tomba contenente una moneta
e una lucerna frammentaria. Sempre a Massa materiali provenienti
da uno sbancamento coprivano reperti dei primi secoli dell'impero.
Altrettanto certa è la presenza di un complesso analogo e
forse di una peschiera a Capo la Secca. L'area di Capo la Secca,
situata nella parte più meridionale del territorio di Maratea,
si estende in pianura o in lieve declivio, in posizione favorevole
ad insediamenti di tipo marittimo ed agro-silvo-pastorali, come
testimonia il massiccio muro edificato in epoca arcaica sugli scogli
al fine di delimitare ancor meglio il molo naturale. Nella stessa
zona, vicino al palazzo baronale Labanchi vi sono i resti di una
struttura in due vani molto probabilmente destinata alla produzione
di garum.
I fondali marini di Maratea sono ricchi di preziose testimonianze
del suo passato. I numerosi ritrovamenti subacquei che si succedono
nel tempo attestano l'intensa navigazione di questo tratto di mare
e l'importanza del porto fluviale di Blanda, alla foce del fiume
Noce, ora completamente interrato. Nei fondali vicini all'isolotto
di Santo Janni sono stati rinvenuti numerosi ceppi d'ancora in piombo
di età romana (alcuni recano iscrizioni e numeri incisi o
in rilievo) e, nelle vicinanze di Punta della Matrella, i resti
di un carico di anfore di età tardo antica. Dalle acque di
Maratea, ed in particolare dai giacimenti di Castrocucco e Capo
la Secca, continuano ad affiorare anfore di vario tipo, intere o
in frammenti.
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