Le Grotte del Coccovello

Le esplorazioni speleologiche hanno portato alla scoperta di cavità che, almeno in teoria, sono collegate fra di loro. In effetti la colorazione delle acque ha confermato questa ipotesi, ma per ora solo l'acqua riesce ad attraversare gli ipogei del monte. Ho suddiviso le grotte del monte Coccovello, in base alla loro tipologia, in tre gruppi. Al primo appartengono tutte quelle cavità che fungono da inghiottitoi: convogliano le acque superficiali all'interno del monte. Al secondo, invece, appartengono quelle cavità che fungono da esautori. Fanno invece parte del terzo raggruppamento quelle grotte che non influenzano, con la loro presenza, l'idrogeologia del monte.

 

INGHIOTTITOI E POZZI

Sono tutti localizzati nella parte altimetricamente più alta del monte. I più bassi in quota sono gli inghiottitoi del Patricello di Rivello (circa 500 mt. s.l.m.) e l'inghiottitoio della Piana del Lago (600 metri circa), mentre gli inghiottitoi sommitali hanno il loro ingresso ad altitudini maggiori.

 

L'INGHIOTTITOIO ED IL POZZO DI PATRICELLO

Alle falde del Coccovello, sul versante Nord-Est, due cavità assumono una rilevante importanza nel quadro idrogeologico del bacino ipogeo. Sono il Pozzo e l'Inghiottitoio di Patricello che, collegate fra di loro, immettono negli ipogei le acque superficiali raccolte dalla dolina omonima. La prima esplorazione è di Parenzan che, nel 1957, ne ha visto i primi metri. Negli anni successivi, l'allora farmacista di Rivello, dottor Bellinfante, esegue una prima colorazione delle acque superficiali della dolina del Patricello notandone gli effetti dopo qualche giorno ad Acquafredda di Maratea: alla Polla Marizza ed alla Grotta del Dragone. Questo a conferma del collegamento fra le grotte del Coccovello. Gli studi e le esplorazioni delle cavità sono stati ripresi dal Gruppo Geo-Speleo "Valle del Noce" nel 1977 con le colorazioni dell'acqua. La fluoresceina ha confermato, ancora una volta, quanto ipotizzato da Parenzan e Bellinfante.

Pozzo di Patricello - B 28 -

Inghiottitoio di Patricello - B 27 -

 

GLI INGHIOTTITOI SOMMITALI

La morfologia superficiale della zona altimetricamente più alta del Monte Coccovello è stata in quest'ultimo decennio oggetto di studio e di ricerca di geologi, geomorfologi e speleologi. La presenza di un numero così elevato di doline in pochi chilometri quadrati ha fatto gola a quanti hanno deciso di prendere in esame il carsismo del monte Coccovello. Fino allo scorso decennio erano in pochi a sapere di una così alta densità di doline, ma la divulgazione dei dati relativi al fenomeno, a cura degli speleologi Trecchinesi, ha fatto "scatenare" molti studiosi. Numerose battute di ricerca di nuove cavità sono state compiute dagli speleologi locali con l'ausilio di campi estivi e invernali. Il rilievo topografico delle doline è stato eseguito nei periodi estivi. In seguito, con l'ausilio delle foto aeree, messe a disposizione dalla Comunità Montana del Lagonegrese, è stata redatta la cartografia completa delle forme carsiche superficiali, rapportando il tutto alla geologia strutturale dell'area. Nel periodo invernale, sfruttando la teoria della "respirazione delle grotte", le battute sono state finalizzate alla ricerca di cavità. Infatti, d'inverno, l'aria del sottosuolo, più calda e più leggera, sale ed esce dalla parte superiore del massiccio, dove forma a volte un pennacchio di vapore. D'estate il senso dello spostamento s'inverte: l'aria del sottosuolo, più fredda e pesante, scende ed è rimpiazzata dall'aria esterna che penetra dall'alto provocando, nel sottosuolo, nebbie e condense. Sfruttando questo fenomeno, nel periodo invernale, si va alla ricerca di grotte. Nel dicembre 1984, quando l'Italia era sotto una morsa di gelo, gli speleologi trecchinesi, incuranti dei due metri ed oltre di neve esistenti sulla cima del Coccovello, insieme a speleologi del CAI-UGET di Torino, con l'ausilio del fenomeno fisico appena descritto, hanno ritrovato ben 4 pennacchi di vapore. Era un ottimo segnale: si erano ritrovati i punti da cui l'intero complesso del Coccovello faceva defluire l'aria più calda. Con l'ausilio di rudimentali arnesi allargarono quei fori: erano di fronte ad inghiottitoi che, in quell'occasione, furono esplorati solamente in parte.

Inghiottitoio Coccovello 1 - B 146 -

Inghiottitoio Coccovello 2 - B 147 -

Inghiottitoio Coccovello 3 - B 148 -

Inghiottitoio Coccovello 4 - B 149 -

Inghiottitoio della Piana del Lago - B103 -

 

ESAUTORI

I risultati delle ricerche effettuate nell'intera area del Coccovello fanno supporre, oltre alla Grotta del Dragone ed alla sorgente sottomarina di Acquafredda, l'esistenza di altre sorgenti sottocosta che fungono da esautori per il complesso idrogeologico del Coccovello. Una ricognizione effettuata negli scorsi anni lungo tutta la costa di Acquafredda ha evidenziato la presenza di "buchi neri" sommersi dai quali fuoriesce acqua dolce e fredda. Studi più approfonditi e con adeguata attrezzatura darebbero ulteriori informazioni e certezze a queste ipotesi. Alcune sorgenti intermittenti sono state individuate sul versante Nord - Ovest del Coccovello, esse si attivano solo quando fuoriesce acqua dalla Grotta del Dragone. Una ragione in più per essere certi della presenza di un grosso bacino idrogeologico all'interno del Monte Coccovello. Per il momento sono tutte ipotesi che andrebbero verificate ed accertate con sicurezza scientifica. L'esautore più famoso è, senza dubbio, la Grotta del Dragone.

Grotta del Dragone - B 30 -

 

ALTRE CAVITÀ

In questo gruppo ho inserito tutte quelle cavità non rilevanti per lo studio dell'idrogeologia del Monte Coccovello ma che possono essere mete di esplorazioni speleologiche. Piccole cavità la cui visita non presenta grosse difficoltà esplorative.

Grotta da Rocca de' Liece - B 29 -

 

POZZO LI CUINI

Si tratta di un piccolo pozzo. Nessuna possibilità di prosecuzione: il fondo è occupato da un massiccio accumulo di detriti. Gli speleologi non hanno rilevato nessuna corrente d'aria. La sua genesi è dovuta sicuramente al fenomeno carsico: una frattura della roccia allargata dal passaggio dell'acqua. Non è da escludere un collegamento con l'intero complesso idrogeologico del Coccovello: probabilmente l'acqua che in esso precipita va, ancora oggi, ad alimentare il bacino idrogeologico del monte.

 

 

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